Cos’è la Mindfulness

La parola Mindfulness può essere tradotta in italiano con la parola consapevolezza, presenza mentale o ricordo nel senso di ricordarsi di ritornare al momento presente.

Mindfulness è quella particolare qualità della mente che ci consente di “portare l’attenzione in modo non giudicante, al momento presente momento dopo momento.” (Jon Kabat Zinn).

La Mindfulness rappresenta uno stato mentale con il quale entriamo raramente in contatto durante la vita quotidiana. Secondo un recente studio dell’Università di Liegi (2013) le persone mediamente dedicano mentalmente il 43% del loro tempo durante la veglia a pensare al futuro, il 26% al passato e solamente il 15% al presente (un 16% è di collocazione temporale incerta). Quindi noi dedichiamo quasi il 70% della nostra vita a due dimensioni temporali che semplicemente non esistono.

La Mindfulness propone una nuova modalità per entrare in relazione con le proprie esperienze, in maniera più intima, con maggiore consapevolezza, maggiore accoglienza, meno automatismi e reattività, più presenza. E’ un processo attraverso il quale possiamo trasformare la nostra esperienza abituale e accedere a nuove possibilità quali diversi modi di agire e di entrare in relazione sia in ambito di vita sociale, relazionale, familiare, lavorativo. La Mindfulness ci permette di diventare più consapevoli di come le nostre convinzioni, credenze, schemi mentali, automatismi influenzano il nostro stato d’animo e conseguentemente i comportamenti. Grazie alla Mindfulness è possibile aprire spazi nuovi nella propria vita.

Mindfulness: Lasciar andare

La parola “Mindfulness” oggi risuona molto all’interno di percorsi di crescita personale, di counseling e di terapia.

Come mai la consapevolezza è così importante per noi?

Coltivare uno stato mentale di consapevolezza ci consente di entrare in relazione con la nostra esperienza interiore (sensazione, emozione e pensieri) e con la nostra esperienza esterna, in maniera più efficace e più funzionale.

Grazie alla coltivazione di uno stato mentale mindful (consapevole), è possibile stare a contatto con noi stessi in una maniera nuova e, se vogliamo, più autentica.

Ci aiuta a contattare i nostri reali bisogni e a intraprendere un vero cammino di benessere e realizzazione.

Un percorso di mindfulness, esercizi e pratica costante di allenamento della consapevolezza ci conducono verso la coltivazione di quelle “qualità salutari” per la nostra persona, mentre normalmente – consapevolmente o inconsapevolmente – siamo sempre più impegnati a coltivare aspetti non salutari per la nostra vita.

Una qualità molto importante è il lasciar andare: “lasciare che le cose siano così come sono”. È importante però fare subito una precisazione: lasciar andare è profondamente diverso dal lasciarsi andare. C’è una sostanziale differenza che si può riassumere così: lasciar andare prendendosi cura di sé, lasciar andare tutto ciò che alimenta inquietudine, attaccamento, avversione e quindi sofferenza.

Possiamo pensare per esempio a quante volte ci aggrappiamo a immagini, pensieri, idealizzazioni che ci fanno stare male, ma nelle quali noi perseveriamo anche se ci fanno soffrire, e stiamo lì e rimuginiamo su ciò che è accaduto o su ciò che dovrà accadere, e tutto quello che ci portiamo dietro è un “bagaglio inutile”.

È importante invece allenare la mente a vivere nel momento presente, e questo è possibile grazie alla pratica costante di esercizi mindfulness. Può sembrare strano ma vivere nel momento presente ci fa stare nella possibilità di godere di tutto ciò che sta succedendo, semplicemente così com’è e così come si presenta.

A volte un senso di pesantezza ci accompagna nel nostro vivere quotidiano, e questo avviene soprattutto se si cerca di trattenere a sé le emozioni, le situazioni, le persone, e non si è capaci di “lasciare andare”.

Certo è difficile accettare “una fine”, la perdita di qualcuno o qualcosa, ma non è possibile “trattenere” tutto o avere tutto sotto controllo. È difficile accogliere ogni evento della vita come qualcosa che finisce, che semplicemente accade e se ne va, ma nel lasciar andare non c’è trauma, non c’è abbandono e non c’è perdita.

Quindi cosa possiamo lasciar andare?

Per esempio possiamo lasciar andare le nostre emozioni.

Diamoci l’opportunità d’incontrarle, di lasciarle scorrere, per quello che sono: un flusso inarrestabile di sensazioni positive e negative che scandiscono le nostre giornate.

Allegria, gioia, spensieratezza, paura, rabbia, tristezza…

È inutile cercare di evitare o bloccare queste emozioni. Mentre è imparando a lasciarle andare che si impara anche a dirigerle o a usarle come energie. Perché – se le blocchiamo – crescono sempre di più fino al punto che poi esplodono e ci travolgono. Se invece le lasciamo andare abbiamo la possibilità di vivere le emozioni, momento dopo momento, per come esse si presentano, sarà così possibile incontrarle senza esserne travolti.

Possiamo lasciar andare il passato…
Viviamo più nel passato che nel presente e leggiamo il presente attraverso schemi e preconcetti del passato.

Vogliamo provare a lasciare questo passato? Un passato fatto di vecchie emozioni, che magari non servono più in quanto non più attinenti alla realtà che stiamo vivendo, un passato fatto di luoghi dove siamo stati felici, un passato fatto di luoghi dove siamo stati tristi, quindi – al di là del bello e del brutto – vogliamo provare non a dimenticarlo o a cancellarlo, mentre dovremmo lasciarlo andare riuscendo a non farci più condizionare da questo passato.

Possiamo provare a lasciar andare le persone…
Quante volte rimaniamo attaccati alle persone, come nei lutti o nelle separazioni dolorose e vi rimaniamo attaccati con la rabbia e il rancore e questo non ci permette di fare spazio a ciò che c’è a ciò che si presenta adesso.

Lasciar andare vuol dire essere in contatto e in connessione con l’intero flusso del divenire e significa trasformarsi, essere divenire, cioè essere ciò che siamo.

Non possiamo trattenere a noi stessi emozioni, cose o persone, come fossimo un contenitore o un archivio da riempire. La nostra natura – come la vita stessa – è più simile a un fiume, in cui tutto scorre, e dobbiamo imparare ad accogliere ciò che la vita ci offre, adesso in questo momento, momento dopo momento.

Mindfulness: accettarsi

L’accettazione è una delle qualità della mente mindful, una mente consapevole, pertanto è una qualità che si allena grazie a una pratica costante di consapevolezza.

L’accettazione è una qualità molto importante che ci aiuta a entrare in relazione con la nostra esperienza interna – sensazioni, emozioni e pensieri – e la nostra esperienza esterna in maniera diversa, senza conflitto, senza giudizio ma con apertura e ascolto, un’apertura che va verso l’incontro piuttosto che verso lo scontro.

Possiamo dire che accettarsi porta a un rapporto d’intima amicizia verso noi stessi, ma anche verso ciò che si presenta adesso, momento dopo momento, in un continuo flusso di divenire, quindi aiuta ad accogliere tutto ciò che accade senza intenzione e senza rifiuto.

Pensiamo a quante energie spendiamo continuamente per evitare di soffrire senza grandi risultati, perché ciò che ci fa soffrire in realtà si ripresenta sempre continuamente. Grazie alla mindfulness ci possiamo mettere in una posizione di apertura: aprirsi alla possibilità di accettare l’ansia, il dolore, la disperazione, la depressione, le ossessioni, la paura, così come ci predisponiamo ad accettare la gioia, la felicità, la serenità.

Accettare e accettarsi non significa smettere di rinunciare al cambiamento o smettere di migliorare noi stessi, accettare vuol dire osservare la realtà per come si presenta ai nostri occhi ed è proprio da questa base di consapevolezza e accoglienza che posso agire per il cambiamento e per modificare quelle cose che ho la possibilità di modificare, senza disperdere le energie in inutili illusioni o cambiamenti miracolosi.

Mindfulness: incontrare e conoscere se stessi

Chi di noi conosce veramente se stesso?

Ci siamo persi di vista cercando continuamente e incessantemente di conformarci agli altri, non siamo più quello che siamo ma quello che gli altri pensano che dovremmo essere, cercando di accontentare le persone che più ci sono vicine come familiari, amici e colleghi.
Pur di piacere e di non essere criticati, impariamo la sottile arte del capire cosa ci si aspetta da noi e ci adeguiamo a queste aspettative, vere o presunte.

Ogni persona si aspetta da noi qualcosa di diverso e non possiamo contemporaneamente soddisfare tutti, e così impariamo a comportarci in maniera diversa a seconda della persona che ci sta davanti, impariamo a indossare delle maschere.
Queste maschere a lungo andare iniziano a pesare tantissimo, arrivando a negare tutta la nostra essenza, il nostro essere, la nostra persona.

Tutto ciò porta disagio: non ci sentiamo visti, non ci sentiamo compresi, non ci sentiamo valorizzati, mentre chi ci sta intorno non ha la più pallida idea di cosa stia succedendo in quanto vede tutto scorrere normalmente. Cercare e ritrovare la propria essenza, il proprio sé non è così facile e immediato.

Qualsiasi cosa cambiamo di noi stessi sarà sempre un cambiamento e le persone a noi care, che ci sono vicine, potrebbero non comprendere all’inizio, troppo abituate a vederci in un certo modo, e trovarsi spiazzate davanti alla persona nuova che sta emergendo.

È importante andare in profondità dentro di noi e imparare a conoscere se stessi, le proprie aspirazioni e i propri bisogni, e così procedere piano piano togliendo via le maschere.

Gettare le maschere non deve essere un percorso traumatico, si può fare a piccoli passi.
È un allenamento quotidiano che ci porta a riconoscere i nostri bisogni e imparare a esprimerli. Essendo un allenamento siamo come degli atleti, ogni atleta si allena quotidianamente con impegno, alle volte con fatica e passione, e questo è lo spirito che possiamo dirigere verso noi stessi in questo percorso di conoscenza attraverso i nostri bisogni e la loro espressione.

Iniziare un percorso di riconoscimento dei nostri bisogni è un percorso che passa per la consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che accade, dentro e fuori di noi. È importante allenare, grazie a pratiche di consapevolezza, la nostra capacità di stare nel presente, osservarsi nelle piccole azioni quotidiane, conoscere se stessi. È importante riconoscere i piccoli atteggiamenti e comportamenti automatici che facciamo ogni giorno, che ci allontanano dalla connessione con noi stessi e con ciò che sentiamo.

È importante partire da una base di consapevolezza, di osservazione, solo partendo da qui sarà possibile arrivare a noi, a ciò che siamo, a ciò che sentiamo. Spesso “ci ritroviamo” quando ci accorgiamo che ci siamo persi, e perdersi nella vita di oggi è molto facile, quindi va bene così.

Accorgersi che ci siamo persi è il punto di partenza perché è da qui che posso ricominciare, da adesso, in questo preciso momento, nel qui e ora.

"La Vita di Ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero."

Hermann Hesse, "Demian", 1919

Mindfulness: benessere corpo e mente

Mindfulness e L'incontro con il corpo

Salute e Benessere di corpo, mente, spirito

Il corpo, questo importante strumento attraverso il quale stiamo facendo esperienza della vita in questo mondo, è il luogo della nostra intimità.
Incontrare il corpo è incontrare se stessi, spesso però non ci rendiamo conto di questo, della sua presenza e della sua importanza.

Nella società di oggi abbiamo un rapporto alterato con il corpo, che viene rifiutato, non accettato, giudicato oppure esaltato e ostentato, a discapito del Benessere corpo mente. Spesso ci troviamo a relazionarci al corpo come se fosse un robot, una macchina che va in automatico e che non ascoltiamo mai.

La Mindfulness ci aiuta a rivolgere lo sguardo al corpo con l’intenzione del contatto, dell’ascolto e del prendersene cura.
L’ascolto e l’incontro con il corpo non avvengono attraverso la mente, avvengono attraverso il sentire, la scoperta delle sensazioni.

“Incontrare il corpo attraverso il corpo”, farne esperienza diretta al di là di rappresentazioni, schemi mentali, o giudizi. In questo la Mindfulness ci aiuta.
Ci aiuta nel viaggio di scoperta, a contatto con ciò che c’è, che è presente momento dopo momento, con il divenire della nostra esperienza.

Alexander Lowen, padre della Bioenergetica utilizza queste parole: «consapevolezza di sé vuol dire consapevolezza del corpo, la persona che è consapevole di sé è in contatto con il proprio corpo, quindi in contatto con se stessa».

La Mindfulness e la consapevolezza corporea sono in relazione, come la consapevolezza è in relazione con le sensazioni del corpo e con le sensazioni del respiro che si muove nel corpo. Sempre Lowen ci dice che per trasformare la nostra mente occorre attraversare con consapevolezza il corpo. Per il nostro benessere è importante allenare e coltivare la consapevolezza e il contatto con il corpo.

Le antiche tradizioni di pratiche meditative utilizzano spesso la frase «riportare la mente a casa» e riportare la mente a casa è riportare la mente nel corpo, a contatto con le emozioni e le sensazioni che vi si muovono.
Anche le emozioni sono presenti nel corpo, direi di più: sono incarnate, embodiment (mente incarnata), così come ci hanno dimostrato gli studi di Francisco Varela, Neuroscienziato.

Il saper tornare al corpo è utile anche per gestire le emozioni difficili come rabbia, paura, tristezza, rendendoci meno in balia delle nostre tempeste emotive, meno reattivi e più presenti. Tutto passa attraverso il corpo.

Il corpo è la base, la casa della nostra esperienza.
Il contatto con il corpo e quindi la connessione mente corpo ci aiuta a mantenerci vitali e presenti, maggiormente a contatto con i nostri bisogni, con l’intenzione e la possibilità di prendercene cura.

Il lavoro della Mindfulness con il corpo avviene attraverso pratiche di consapevolezza corporea del corpo steso, seduto, fermo, in movimento.
Attraverso la consapevolezza corporea è possibile entrare in contatto e accogliere l’esperienza del momento che stiamo vivendo, qualsiasi essa sia.

Nel corpo è presente la storia di ognuno di noi, dalle possibilità e potenzialità ai traumi e alle ferite, racchiude la traccia della nostra esperienza, ed è per questo che partendo dal corpo, con cura, amore e accoglienza, è possibile incontrare e sciogliere i nodi della nostra esistenza.

«Ciò che non trovate nel corpo, non potete trovarlo da nessun'altra parte»